
Di Caitlin Roper – 2 luglio 2026
Su OnlyFans, piattaforma pornografica, circolano alcuni falsi miti: che produrre materiale pornografico rappresenti una scelta di emancipazione e di libertà per le donne; che siano le donne ad avere il controllo; e che, a differenza dell’industria pornografica tradizionale, OnlyFans sia estraneo allo sfruttamento.
Ma nel commercio dei corpi e della sessualità femminile – dove ciò che viene venduto è il corpo delle donne ridotto a oggetto per l’intrattenimento e la gratificazione sessuale maschile, tanto in rete quanto fuori dalla rete – la realtà non è mai così semplice.
Ben lontano dal rappresentare una forma di sessualità femminile libera ed emancipata, Onlyfans permette la diffusione di materiale che documenta abusi di sessuali commessi contro donne e ragazze e guadagna dalla sua circolazione.
Un’inchiesta condotta da Reuters nel 2024 ha scoperto che sulla piattaforma venivano venduti filmati di stupri. Tra questi vi erano le immagini dello stupro di una donna di ventun anni da parte di due uomini, che avevano ripreso l’aggressione e successivamente pubblicato il video; quelle dello stupro di una donna priva di sensi nel Queensland, filmato e diffuso dal compagno; i filmati degli stupri di quattro donne narcotizzate e di un’adolescente, pubblicati da una coppia thailandese; e le immagini delle vittime di Andrew Tate, accusato di stupro e tratta a fini di sfruttamento sessuale. Le donne erano state costrette a compiere atti sessuali davanti alla telecamera. Tutto questo materiale era stato pubblicato su OnlyFans.
La BBC ha scoperto che in alcuni filmati pornografici presenti sulla piattaforma comparivano minori di appena tredici anni, molti dei quali si trovavano in condizioni di vulnerabilità e pericolo. Secondo un’organizzazione statunitense impegnata nella tutela dei minori, in alcuni video pornografici pubblicati sulla piattaforma sarebbero comparsi anche minori scomparsi.
OnlyFans fa circolare inoltre forme di violenza sessuale basate sulla diffusione non consensuale di immagini intime: video intimi di donne vengono venduti sulla piattaforma senza che le donne ritratte ne siano a conoscenza e senza il loro consenso, nella maggior parte dei casi da parte di un compagno o di un ex compagno. Le vittime hanno riferito di aver incontrato enormi difficoltà nel far rimuovere i filmati illegali e di aver ricevuto pochissima collaborazione da OnlyFans.
Lo sfruttamento sessuale su OnlyFans: il sistema delle agenzie
Il documentario di BBC Three OnlyFans: Inside the Machine ha rivelato che alcune agenzie esercitano un forte controllo sulle donne che pubblicano materiale sulla piattaforma, arrivando a minacciarle e a trattenere fino alla metà dei loro guadagni.
Nel documentario viene raccontata la storia di Rebecca, che si era rivolta a un’agenzia nella speranza di aumentare i propri guadagni su OnlyFans. All’inizio, racconta che i responsabili dell’agenzia si erano mostrati «gentilissimi». Con il tempo, però, erano diventati autoritari e violenti: insultavano il suo aspetto fisico e le vietavano di uscire con le amiche.
Dopo aver scoperto che l’agenzia aveva impedito a un’amica di accedere al proprio account, Rebecca decise di cambiare la password . Da quel momento cominciò a ricevere messaggi offensivi e telefonate minatorie.
Come riportato dalla BBC:
«Continuava a inviarmi il mio indirizzo di casa e mi diceva che avrebbe preso me e mia figlia per i capelli e ci avrebbe fatte roteare», racconta Rebecca.
«A presto, puttana», recitava un altro messaggio visionato dalla BBC.
Pochi giorni dopo, racconta Rebecca, un mattone infranse una finestra della sua abitazione. Chiamò la polizia, ma era troppo spaventata per parlare dell’agenzia che gestiva il suo profilo su OnlyFans.
Tre settimane più tardi, due uomini mascherati si presentarono a casa sua e la aggredirono.
«Uno degli uomini era sopra di me mentre mi strangolava. Cercavo soltanto di raggiungere il telefono per chiamare qualcuno, perché pensavo: “È finita”.
Dopo avermi fatto capire di che cosa erano capaci, si fermarono e se ne andarono».
La BBC ha raccolto anche le testimonianze di altre donne sfruttate dalle agenzie che gestiscono i profili su OnlyFans. Le donne hanno riferito che i responsabili delle agenzie trattenevano fino al 50 per cento dei loro guadagni, le minacciavano e le sottoponevano a continue pressioni perché producessero filmati sempre più espliciti.
Leanne aveva chiarito fin dall’inizio al proprio responsabile di non voler realizzare video sessualmente espliciti, ma racconta di essere stata sottoposta a pressioni continue.
Alla fine accettò di girarne uno soltanto perché smettessero di insistere, a condizione che non venisse venduto ai suoi abbonati per meno di 250 dollari, pari a circa 187 sterline. Dopo averlo registrato, racconta, si sentì «fisicamente male» e non riuscì neppure a rivederlo.
In seguito Leanne scoprì che il filmato era stato venduto per meno di 40 dollari, circa 30 sterline.
«Mi sono sentita disgustosa e profondamente umiliata», racconta.
Leanne non pubblica più materiale su OnlyFans.
La BBC ha inoltre scoperto un gruppo privato su Telegram, riuniva 24.000 gestori di profili Onlyfans, nel quale gli iscritti si scambiavano consigli su come reclutare nuove donne, prendere il controllo dei loro profili e minacciarle di violenza, una strategia definita «il metodo del pappone».
Fonte: BBC
In passato abbiamo pubblicato anche la testimonianza di Victoria, un’ex reclutatrice per OnlyFans, che ha descritto le strategie utilizzate dall’agenzia per attirare giovani donne e costringerle a vendere materiale pornografico sempre più estremo:
«Incoraggiavamo le ragazze a lasciare il proprio lavoro, a interrompere i contratti con le agenzie di moda e a fare qualsiasi cosa fosse necessaria per affidarsi alla nostra agenzia. Dicevamo loro che si trattava della scelta giusta, che avrebbero avuto una vita migliore e che, unendosi a noi, avrebbero trovato una comunità di donne pronte a sostenerle, quasi una sorrelanza. Loro ci credevano ed erano entusiaste di entrare a far parte di ciò che l’agenzia prometteva.
Lasciavamo che pensassero che ci importasse davvero di loro. Le ragazze dicevano che l’agenzia aveva “salvato loro la vita”. Alcune erano sole, timide e socialmente isolate. Molte provenivano da famiglie disgregate. La maggior parte delle ragazze reclutate proveniva dalle zone economicamente più svantaggiate di Melbourne. Ci consideravano la “famiglia” che non avevano mai avuto.
Con il tempo fui coinvolta sempre di più nell’intera gestione dei profili delle ragazze. Potevo leggere tutte le conversazioni con gli abbonati di OnlyFans e vedere tutto il materiale che le ragazze pubblicavano. Ho visto ragazze giovanissime nelle situazioni più intime. Ho persino visto ragazze defecarsi addosso, una pratica incoraggiata dall’agenzia perché, quanto più estremo era l’atto, tanto più denaro si poteva guadagnare. Quanto più una ragazza era disposta a spingersi oltre, maggiori erano i nostri profitti».
Sconvolta da ciò che aveva visto, Victoria lasciò il lavoro dopo aver visto con i propri occhi come le giovani donne venissero sfruttate e spinte a oltrepassare i propri limiti.
Secondo la BBC, OnlyFans sarebbe al corrente da almeno quattro anni delle pratiche di sfruttamento messe in atto da queste agenzie, ma la piattaforma non sta facendo abbastanza per proteggere le donne che vi pubblicano materiale.
La tratta a fini di sfruttamento sessuale su OnlyFans
OnlyFans sono emersi anche casi di tratta a fini di sfruttamento sessuale. Soltanto il mese scorso, Nikita Tyukalo, un uomo di ventun anni dello Stato di Washington, è stato incriminato per tratta di esseri umani. Secondo le accuse, avrebbe reclutato giovani donne per indurle a produrre materiale pornografico destinato a OnlyFans, controllandone i guadagni e i profili sulle reti sociali e sottoponendole a violenze fisiche.
Le vittime hanno raccontato alla polizia che la cosiddetta «casa di OnlyFans», una villa nello Stato di Washington, era una delle cinque proprietà utilizzate per ospitare le donne e produrre materiale pornografico.
Secondo quanto riportato da The Independent:
«Le donne ascoltate dalla polizia sostengono di essere state costrette a dirette per molte ore, di aver ricevuto soltanto una minima parte dei guadagni e di non aver accesso ai propri profili sulle reti sociali e su OnlyFans. Hanno inoltre riferito di aver subito pressioni perché producessero materiale sempre più esplicito e assumessero Adderall per riuscire a rimanere sveglie e continuare a fare le dirette.
Una donna ha raccontato alla polizia di essere stata schiaffeggiata, trascinata per i capelli, umiliata e minacciata con armi da fuoco».
In risposta alle accuse, OnlyFans ha dichiarato che la propria piattaforma è riservata esclusivamente a persone che abbiano compiuto diciotto anni e che l’azienda prevede una rigorosa procedura di registrazione, durante la quale vengono richiesti più di nove documenti e altri dati identificativi per verificare l’identità delle persone coinvolte.
È evidente, tuttavia, che queste misure non sono sufficienti a impedire che sulla piattaforma si verifichino casi di tratta.
Tra stupri, materiale raffigurante abusi sessuali su minori, abusi sessuali mediante immagini, agenzie sfruttatrici e tratta a fini di sfruttamento sessuale, lo sfruttamento è ampiamente diffuso su OnlyFans.
OnlyFans non potrà mai diventare un luogo sicuro. Non potrà mai essere etico. Favorisce gli abusi e lo sfruttamento delle donne da parte degli uomini e consente di trarne profitto trattenendo per sé una commissione del 20 per cento.

